L’alba è ormai giunta da un pezzo. Una giornata di inizio ottobre. Piovosa e umida, ma stranamente smette di piovere. Ottimo segno. Tre falconieri si avviano verso il territorio di caccia. Portano due falchi. Per loro oggi è un giorno speciale. Il primo, un astore di due anni è da un po’ che sogna di uscire e sgranchirsi le ali per bene. Per il secondo, un falco sacro di un anno, è ancora più speciale. Primo volo in un campo diverso da quello in cui è stato addestrato. La comitiva si ferma sulla strada e l’autista spegne il motore, è quello il posto. Una pianura molto ampia costeggiata da colline dolci. Il terreno è bagnato e il lavoro dell’aratro l’ha reso ancora peggio. Ma i tre non si danno per vinti. Il più esperto dice “Un falconiere sa che questo è il periodo e il luogo giusto, le altre condizioni non gli devono interessare. Piovesse anche che io volo lo stesso!” scendono dal veicolo. prima del volo c’è da prepararsi. Tolgono le scarpe per calzare stivali di gomma. Preparano l’attrezzatura. Borsa, logoro con carne, fischietto, forbici… L’ultima cosa da fare è applicare la radiotrasmittente alla zampa dei falchi e uno di loro si assicura della perfetta funzionalità della radio. Tutto funziona alla perfezione. Parte il primo. L’astore sul pugno e i piedi ancora sull’asfalto, guarda il terreno in cui deve andare, un sospiro rassegnato e avanza con attenzione. In quel terreno argilloso e lavorato si affonda. Dopo pochi passi camminarci è una fatica estrema. Si ferma ad un centinaio di metri dal veicolo. Sgancia il moschettone che tiene legato il falco e introduce la mano nella borsa. Estrae un piccione adulto, vivo naturalmente. Fa parte dell’addestramento, il piccione è particolarmente veloce. Liberato e lanciato, l’effetto sorpresa da al piccione una decina di metri di vantaggio. Il falco si lancia velocissimo. Sbatte le ali il più velocemente possibile. La preda fa un volo a salire ma formando una parabola verso destra, l’astore parte a destra e fa una parabola verso sinistra. Si incrociano. La stoccata è debole, lo sfiora solamente, quel tanto da far cambiare direzione al piccione. Ora si muove in modo ascendente ma rettilineo. L’astore raddrizza la mira. Sbatte le ali ancora più veloce. Gli è quasi a trenta metri lontano. Vola velocissimo in salita ma facendo una parabola da sinistra verso destra. Il falco socchiude le ali e la coda, si porge in avanti con gli artigli. Colpito!. Stringe le zampe, le unghie fanno il loro lavoro. Cascano roteando a terra. Una caduta lenta come se avessero un paracadute. Il piccione con dei strattoni cerca di divincolarsi, ma al falco basta dare più pressione alla stretta per fargli capire che non serve a nulla. Inutile ora dire i particolari, in generale, ora è il momento di mangiare. Il falconiere lo raggiunge. Prende preda e cacciatore e si avvia verso il veicolo. Entra ora l’altro falconiere con il suo sacro. Stesso sospiro e stessa camminata. Si incrociano i due falconieri. Nessun commento, la freddezza in questi casi è d’obbligo. Anche lui si allontana a un centinaio di metri dall’autovettura. Il terzo falconiere lo raggiunge. Il falco viene fatto passare da pugno a pugno sempre legandolo. Quello con il falco si allontana a circa cinquanta metri dall’altro. Quello senza falco estrae il logoro con cautela, un cenno tra i due e il falco viene liberato. Il logoro viene fatto roteare e il falco parte in volo. Comincia a prendere quota, una trentina di metri di altezza, poi a “sorare”. Forma un cerchi con un diametro di una settantina di metri. Il falconiere continua a roteare il logoro. Pazienza e calma! Si tranquillizza da solo. Usa il fischietto per richiamare l’attenzione del falco. Più il falco si allontana aumentando il diametro del giro più al falconiere l’adrenalina sale. Ora, eccolo dirigersi verso il logoro. La prima passata per tentare di afferrarlo, ma il falconiere è pronto e non gliela da vinta subito. Altro giro e niente, un altro ancora e ancora niente. Dopo il sesto, il falconiere non vuol forzare la mano e glielo concede. Lo lancia in aria e il falco si lancia veloce nel tentativo di prenderlo. A quasi tre metri dal suolo ci riesce. Plana a terra, stringendo il premio tanto ambito. Comincia a gustare il fiero pasto. Il falconiere si avvicina lentamente. Non tanto per le condizioni del terreno, ma per non spaventare l’animale. A un metro, il falconiere si piega sulle ginocchia, lega l’animale e rincara la dose di carne. Deve premiarlo per la fiducia. Aspetta alcuni minuti, poi recupera logoro e falco. Sulla strada, sull’asfalto asciutto, tutti e tre si guardano. Fino a quel momento il silenzio era stato d’obbligo, ma ora non lo era più. Sorrisi, risate e commenti gioiosi. A fare da cornice alla loro felicità, il sole fece capolino, fino ad allora nascosto da nubi grigie.
di Antonio Girardi